Jacopo Benassi
Immagine di Luce
Testo del critico d’arte Antonio Grulli
Jacopo Benassi è uno degli artisti che più hanno ridefinito i confini della fotografia in questi anni. È questa un’epoca in cui quasi tutti scattiamo fotografie in ogni istante, ottenendo, grazie ai dispositivi sempre più avanzati e disponibili, risultati generalmente più che soddisfacenti. La vera sfida oggi è spingere la fotografia verso territori in cui i “comuni mortali” non riescono ad avventurarsi.
Benassi si è mosso in due direzioni apparentemente opposte. Da un lato ha dato un “corpo” alla fotografia attraverso le sue installazioni, rendendola sempre più fisica, scultorea, imponente e al tempo stesso fragile e precaria. Dall’altro è andato nella direzione opposta, come dopo una fantastica finta, ovvero sottraendo tutto alla fotografia, la camera, la pellicola o la memoria digitale, la stampa su carta o altri supporti, riportandola a essere pura luce scorporata, onda luminosa chiamata a scrivere nel vento e nel buio per pochissimi secondi, senza lasciare alcuna traccia, ma mantenendo la propria attitudine a essere impronta, imprimitura del mondo attraverso la luce.
L’installazione Immagine di luce è un faro utilizzato come un gigantesco flash. La sua accensione da pochissimi istanti è dilatata in una frazione di tempo all’interno della quale accade tutto e nulla. Vediamo ciò che ci circonda solo quando la luce è attiva, altrimenti tutto torna nell’ombra. Ma soprattutto vediamo le cose in modo diverso nel momento in cui il flash si attiva. Il faro è scultura e installazione in rapporto vitale con il contesto che lo accoglie, e la dilatazione temporale dell’accensione della luce amplifica la presenza fisica della luce stessa. Una presenza così intensa da dare corpo e tridimensionalità agli oggetti e allo spazio circostante, quasi la luce andasse a riempire il volume negativo dell’ambiente diventando, seppure per un tempo brevissimo, un calco, un’impronta capace di registrare tutto ciò che la circonda e di renderlo scultura e materia plastica.
Questa trappola fotografica ha un effetto magico sulle persone che entrano nel suo campo d’azione. I corpi illuminati diventano protagonisti. O forse dovrei dire diventano prede e protagonisti. Essere sotto i riflettori è una condizione in cui il disagio è quasi sempre superiore al piacere, ma essere protagonisti significa entrare in una storia e spesso esserne il motore. Il pubblico diventa parte dell’installazione stessa, aggiungendo all’opera una dimensione performativa. Non a caso Jacopo ha concepito una performance in dialogo con questa scultura luminosa, intitolata Light is life!. Il tempo della luce diventa ritmo e confine della performance, dettando l’azione e dirigendola. La luce diventa iniezione di energia che genera la storia e dà la vita.
L’insieme delle due opere è legato al particolare punto in cui il faro è installato. La Fontana del Foo, o Fontana del Faggio, è da sempre un luogo importante per la comunità locale, ed era in passato il perno attorno a cui ruotava la vita quotidiana. Una sorgente sgorga dal terreno portando vita e rendendo inevitabilmente sacro, ovvero circoscritto proprio in quanto vitale, questo luogo. E il richiamo a un faggio – sub tegmine fagi, memorie classiche tornano alla mente – amplifica questa impressione. Attorno alle sorgenti e sotto le ampie fronde degli alberi ci si ritrovava per il ristoro e per parlare, raccontare le vite proprie e altrui. In passato, nelle serate estive questo spazio accoglieva le compagnie teatrali, trasformandosi in un naturale teatro all’aperto. Immagine di luce riporta in parte il baricentro della comunità in questo luogo, diventando un nuovo fuoco attorno a cui riunirsi per dare vita a nuove storie.