Landandart | Associazione VIA

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A piedi, ma anche in bicicletta, da soli, con gli amici, in gruppi organizzati: andar per arte nel Monregalese è sempre una sorpresa. I percorsi di Landandart, che si intersecano e in parte si sovrappongono ai petali di Landandé, sono adatti a tutti. Fruibili lungo tutti i mesi dell’anno, permettono al pubblico di raggiungere e visitare le cappelle. I visitatori riceveranno tramite il sito tutte le informazioni sui percorsi e notizie dettagliate sui luoghi, sulle opere d’arte, ma anche sui tempi di percorrenza, su eventuali difficoltà e dislivelli.
Abbiamo scelto di intitolare i percorsi con i nomi di alcune specie della vegetazione presente sul territorio del Monregalese perché il progetto di VIA intende promuovere un nuovo approccio alla cultura e all’arte attraverso stretti legami col paesaggio; le colorazioni dei fiori di queste tre piante intuitivamente indicano la complessità dei percorsi.

Percorso Tarassaco

Distanza: 10.45km — Dislivello: 323m

1 – Torre del Belvedere
2 – Santa Maria delle Vigne
3 – Cappella Mater Christi

1. Torre del Belvedere
Mondovì, Piazza
In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio.
Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”.
Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte - Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe.
Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi.
Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762.
In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.

2 - Cappella Santa Maria delle Vigne
Mondovì, Carassone
La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano).
L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896.
La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili.
Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.

3. Cappella Mater Christi
Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento


1. Torre del Belvedere Mondovì, Piazza In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio. Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”. Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte – Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe. Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi. Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762. In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.


2 – Cappella Santa Maria delle Vigne Mondovì, Carassone La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano). L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896. La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili. Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.


3. Cappella Mater Christi Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento

Percorso Lavanda

Distanza: 17.95km — Dislivello: 506m

1 – Torre del Belvedere
2 – Santa Maria delle Vigne
3 – Cappella San Rocco / Installazione
di Emilio Ferro
4 – Santuario di Vicoforte
“Incoronazione di Maria”
5 – Cappella “Salita al Calvario”
6 – Cappella “Flagellazione di Gesù“
7 – Cappella “Agonia di Gesù“
8 – Cappella “Ritrovamento di Gesù“
9 – Cappella “Annunciazione”
10 – Cappella Mater Christi

1. Torre del Belvedere
Mondovì, Piazza
In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio.
Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”.
Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte - Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe.
Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi.
Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762.
In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.

2 - Cappella Santa Maria delle Vigne
Mondovì, Carassone
La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano).
L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896.
La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili.
Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.

3 - San Rocco / Installazione di Emilio Ferro
Vicoforte
La Cappella di San Rocco a Vicoforte si trova sul ciglio della strada che collega Vicoforte alta al Santuario sottostante; questa posizione sta a testimoniare la sua importanza come tappa obbligatoria per i pellegrini e per gli stessi abitanti che, partendo dalla cima del colle, volessero raggiungere il Santuario stesso.
Risale al sedicesimo secolo ma nel corso del tempo e’ stata oggetto di varie trasformazioni, fino ad un recente complesso restauro che ne ha scongiurato il crollo.
Per la Cappella, Emilio Ferro ha creato una installazione artistica composta da tre elementi, realizzati attraverso l’uso di materiali naturali, metallici e luminosi.
L’artista, partendo dall’osservazione dell’opera pittorica presente all’interno della chiesa, raffigurante San Rocco e la Visitazione di Maria, si propone di dialogare con il luogo attraverso lo sviluppo del concetto di dualità degli opposti.
In particolare, l’installazione, sfiorando diverse tematiche, intende investigare il rapporto tra paesaggio naturale e antropizzato, tra luce e tenebre e tra spazio chiuso e spazio aperto.
La prima composizione artistica consiste in una struttura metallica di luce sospesa, dalla forma a punta, che attraversa lo spazio interno della cappella lanciandosi al di fuori di essa.
La seconda scultura, posta all’interno della cappella di fronte all’altare, è composta da un albero vivo, posizionato su una base quadrata di metallo, sul quale viene adagiata una barra di metallo.
Il terzo elemento scultoreo si sviluppa nello spazio esterno retrostante alla cappella, un grande albero secco sorregge una lunga linea metallica di luce.
Arricchisce l’esperienza immersiva dell’installazione una colonna sonora creata appositamente dall’artista, frutto della registrazione e successiva rielaborazione dei suoni presenti nel paesaggio circostante alla chiesa.
L’installazione non va ad intaccare la struttura della chiesa e tutti gli elementi sono facilmente rimovibili. In particolare, la scultura posta al centro della cappella può essere velocemente spostata per consentire il normale svolgimento delle funzionalità religiose, quando necessario.
L’intervento dell’artista agisce sulla sacralità del luogo in modo deciso ma delicato al tempo stesso, ampliandone il significato e arricchendo la mente del visitatore di un punto di vista inedito.
La Cappella di San Rocco si trasforma in un luogo in cui riflettere e fare esperienza della complementarità delle forze opposte che svaniscono nell’armonia e nell’unità che tutto comprende.

4 - Santuario di Vicoforte "Incoronazione di Maria"
Vicoforte
Il Santuario Regina Montis Regalis, dedicato alla Natività di Maria, si trova nel Comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo, a circa sei chilometri dalla città di Mondovì: è stato riconosciuto con il titolo di basilica minore e, in ragione del suo eccezionale valore artistico e architettonico, è monumento nazionale.
La sua cupola è la più grande al mondo tra quelle di forma ellittica: l’asse maggiore misura metri 37,15 e l’asse minore metri 24,80.
Il campo pittorico a tema unico si estende su una superficie di oltre 6000 metri quadrati e costituisce un altro primato mondiale: rappresenta “la storia della salvezza” contemplata attraverso Maria.
La chiesa alla sommità della lanterna misura 71 m; alla sommità della croce terminale misura 84 m. La quota all’imposta della cupola è di 32 m; la quota alla base della lanterna è di m. 52: entrambi i luoghi sono stazioni del percorso di visita “Magnificat”.

5 - Cappella “Salita al Calvario”
4° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella si trova in località Pasquero ed è di proprietà della parrocchia di Fiamenga.
I muri perimetrali vennero iniziati nel 1888 su disegno di don Unia, arciprete di Garessio, cooperarono il capomastro Luca Veglia e il geometra Vincenzo Madon. La cupola (1894) è dovuta all’intervento dello Schellino.
La copertura in rame è di Matteo Forzano, mentre la gradinata fu costruita dal signor Francesco Rossini. La cappella fu voluta dal parroco di Fiamenga, don Francesco Chionetti e dalla comunità locale; essa ingloba al suo interno un pilone risalente al 1750 circa, che presenta un affresco con Gesù che porta la croce, un momento della Passione verso il quale la popolazione di Fiamenga aveva particolare devozione.
L’opera è stata ridipinta da Francesco Toscano.

6 - Cappella “Flagellazione di Gesù“
2° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella è di proprietà del Santuario, e la sua costruzione risale al 1877 ad opera dell’ingegner Vajra; la struttura è a pianta circolare con capolino e pronao; la copertura è in lastre di zinco.
Gli affreschi sono opera di Luigi Morgari (1979)

7 - Cappella “Agonia di Gesù”
1° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella di proprietà del Santuario fu costruita nel 1875 su progetto Vaja-Schellino, sotto la direzione di Don Luigi Scotti. Gli affreschi sono di Andrea Vinai, sulla volta gli angeli portano i simboli della Passione. La copertura è in lastre di zinco e il parafulmine fu installato grazie all’interessamento di don Carlo Bruno.

8 - Cappella “Ritrovamento di Gesù”
5° stazione dei Misteri della Gloria
La cappella, edificata a foggia di tempietto con scalinata, per ricordare, anche nella struttura, il mistero che vi è raffigurato, è di proprietà del Santuario e fu costruita nel 1875 su progetto Vajra-Schellino. La posa della prima pietra avvenne il 15 agosto di quell’anno, nel corso di una solenne cerimonia con processione dalla Cattedrale al Santuario, presenti il vescovo Placido Pozzi, il Capitolo, tutto il Clero e moltissimi fedeli.
Gli affreschi risalgono al 1877 e sono di Giuseppe Ingegnatti; la direzione dei lavori fu affidata a Luigi Scotti, sacerdote della Missione, e all’impresario Luca Veglia.
La copertura è in zinco.
L’interno raffigura Gesù che discute con i dottori, sulla voltadegli angeli reggono la croce.

9 - Cappella “Annunciazione”
1° stazione dei Misteri della Gloria
Appartiene alla Parrocchia della Cattedrale San Donato di Mondovì’; fu costruita nel 1885 su progetto dell’ingegner Vajra e del geometra Schellino, i capitelli sono opera del cementista Luigi Mechilla e lo stuccatore fu Daniele Gozzi. La cupola fu ricoperta di rame, su consiglio del conte di San Quintino, ad opera del lattoniere Lorenzo Spadone.
Gli affreschi sono opera di Andrea Viani e risalgono al 1886. L’icona principale raffigura l’Annunciazione; sul lato sinistro vi è la presentazione di Maria al Tempio, su quello destro lo Sposalizio della Vergine. Nei pinnacoli sono raffigurati quattro profeti: Isaia, Mosè, Davide, e uno di difficile identificazione. La cupola presenta angeli, con invocazioni tratte dalle litanie lauretane; sul lato nord della Cappella, nel 1991 è stata posta una lapide che ricorda la battaglia del Brichetto, combattuta nei pressi tra i Piemontesi e i Francesi guidati da Napoleone il 21 aprile 1796.

10. Cappella Mater Christi
Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento


1. Torre del Belvedere
Mondovì, Piazza
In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio. Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”. Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte – Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe. Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi. Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762. In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.


2 – Cappella Santa Maria delle Vigne
Mondovì, Carassone
La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano). L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896. La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili. Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.


3 – San Rocco / Installazione di Emilio Ferro
Vicoforte
La Cappella di San Rocco a Vicoforte si trova sul ciglio della strada che collega Vicoforte alta al Santuario sottostante; questa posizione sta a testimoniare la sua importanza come tappa obbligatoria per i pellegrini e per gli stessi abitanti che, partendo dalla cima del colle, volessero raggiungere il Santuario stesso. Risale al sedicesimo secolo ma nel corso del tempo e’ stata oggetto di varie trasformazioni, fino ad un recente complesso restauro che ne ha scongiurato il crollo. Per la Cappella, Emilio Ferro ha creato una installazione artistica composta da tre elementi, realizzati attraverso l’uso di materiali naturali, metallici e luminosi. L’artista, partendo dall’osservazione dell’opera pittorica presente all’interno della chiesa, raffigurante San Rocco e la Visitazione di Maria, si propone di dialogare con il luogo attraverso lo sviluppo del concetto di dualità degli opposti. In particolare, l’installazione, sfiorando diverse tematiche, intende investigare il rapporto tra paesaggio naturale e antropizzato, tra luce e tenebre e tra spazio chiuso e spazio aperto. La prima composizione artistica consiste in una struttura metallica di luce sospesa, dalla forma a punta, che attraversa lo spazio interno della cappella lanciandosi al di fuori di essa. La seconda scultura, posta all’interno della cappella di fronte all’altare, è composta da un albero vivo, posizionato su una base quadrata di metallo, sul quale viene adagiata una barra di metallo. Il terzo elemento scultoreo si sviluppa nello spazio esterno retrostante alla cappella, un grande albero secco sorregge una lunga linea metallica di luce. Arricchisce l’esperienza immersiva dell’installazione una colonna sonora creata appositamente dall’artista, frutto della registrazione e successiva rielaborazione dei suoni presenti nel paesaggio circostante alla chiesa. L’installazione non va ad intaccare la struttura della chiesa e tutti gli elementi sono facilmente rimovibili. In particolare, la scultura posta al centro della cappella può essere velocemente spostata per consentire il normale svolgimento delle funzionalità religiose, quando necessario. L’intervento dell’artista agisce sulla sacralità del luogo in modo deciso ma delicato al tempo stesso, ampliandone il significato e arricchendo la mente del visitatore di un punto di vista inedito. La Cappella di San Rocco si trasforma in un luogo in cui riflettere e fare esperienza della complementarità delle forze opposte che svaniscono nell’armonia e nell’unità che tutto comprende.

4 – Santuario di Vicoforte “Incoronazione di Maria”
Vicoforte
Il Santuario Regina Montis Regalis, dedicato alla Natività di Maria, si trova nel Comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo, a circa sei chilometri dalla città di Mondovì: è stato riconosciuto con il titolo di basilica minore e, in ragione del suo eccezionale valore artistico e architettonico, è monumento nazionale.
La sua cupola è la più grande al mondo tra quelle di forma ellittica: l’asse maggiore misura metri 37,15 e l’asse minore metri 24,80.
Il campo pittorico a tema unico si estende su una superficie di oltre 6000 metri quadrati e costituisce un altro primato mondiale: rappresenta “la storia della salvezza” contemplata attraverso Maria.
La chiesa alla sommità della lanterna misura 71 m; alla sommità della croce terminale misura 84 m. La quota all’imposta della cupola è di 32 m; la quota alla base della lanterna è di m. 52: entrambi i luoghi sono stazioni del percorso di visita “Magnificat”.


5 – Cappella “Salita al Calvario”
4° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella si trova in località Pasquero ed è di proprietà della parrocchia di Fiamenga. I muri perimetrali vennero iniziati nel 1888 su disegno di don Unia, arciprete di Garessio, cooperarono il capomastro Luca Veglia e il geometra Vincenzo Madon. La cupola (1894) è dovuta all’intervento dello Schellino. La copertura in rame è di Matteo Forzano, mentre la gradinata fu costruita dal signor Francesco Rossini. La cappella fu voluta dal parroco di Fiamenga, don Francesco Chionetti e dalla comunità locale; essa ingloba al suo interno un pilone risalente al 1750 circa, che presenta un affresco con Gesù che porta la croce, un momento della Passione verso il quale la popolazione di Fiamenga aveva particolare devozione. L’opera è stata ridipinta da Francesco Toscano.


6 – Cappella “Flagellazione di Gesù“
2° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella è di proprietà del Santuario, e la sua costruzione risale al 1877 ad opera dell’ingegner Vajra; la struttura è a pianta circolare con capolino e pronao; la copertura è in lastre di zinco.
Gli affreschi sono opera di Luigi Morgari (1979).


7 – Cappella “Agonia di Gesù”
1° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella di proprietà del Santuario fu costruita nel 1875 su progetto Vaja-Schellino, sotto la direzione di Don Luigi Scotti. Gli affreschi sono di Andrea Vinai, sulla volta gli angeli portano i simboli della Passione. La copertura è in lastre di zinco e il parafulmine fu installato grazie all’interessamento di don Carlo Bruno.

8 – Cappella “Ritrovamento di Gesù”
5° stazione dei Misteri della Gloria
La cappella, edificata a foggia di tempietto con scalinata, per ricordare, anche nella struttura, il mistero che vi è raffigurato, è di proprietà del Santuario e fu costruita nel 1875 su progetto Vajra-Schellino. La posa della prima pietra avvenne il 15 agosto di quell’anno, nel corso di una solenne cerimonia con processione dalla Cattedrale al Santuario, presenti il vescovo Placido Pozzi, il Capitolo, tutto il Clero e moltissimi fedeli.
Gli affreschi risalgono al 1877 e sono di Giuseppe Ingegnatti; la direzione dei lavori fu affidata a Luigi Scotti, sacerdote della Missione, e all’impresario Luca Veglia.
La copertura è in zinco.
L’interno raffigura Gesù che discute con i dottori, sulla voltadegli angeli reggono la croce.

9 – Cappella “Annunciazione”
1° stazione dei Misteri della Gloria
Appartiene alla Parrocchia della Cattedrale San Donato di Mondovì’; fu costruita nel 1885 su progetto dell’ingegner Vajra e del geometra Schellino, i capitelli sono opera del cementista Luigi Mechilla e lo stuccatore fu Daniele Gozzi. La cupola fu ricoperta di rame, su consiglio del conte di San Quintino, ad opera del lattoniere Lorenzo Spadone.
Gli affreschi sono opera di Andrea Viani e risalgono al 1886. L’icona principale raffigura l’Annunciazione; sul lato sinistro vi è la presentazione di Maria al Tempio, su quello destro lo Sposalizio della Vergine. Nei pinnacoli sono raffigurati quattro profeti: Isaia, Mosè, Davide, e uno di difficile identificazione. La cupola presenta angeli, con invocazioni tratte dalle litanie lauretane; sul lato nord della Cappella, nel 1991 è stata posta una lapide che ricorda la battaglia del Brichetto, combattuta nei pressi tra i Piemontesi e i Francesi guidati da Napoleone il 21 aprile 1796.

10. Cappella Mater Christi
Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento

Percorso Rosa canina

Distanza: 26.0km — Dislivello: 703m

1 – Torre del Belvedere
2 – Cappella Santa Maria delle Vigne
3 – Cappella San Giuseppe
4 – Cappella della “Pentecoste
– Santo Spirito”
5 – Santuario di Vicoforte
“Incoronazione di Maria”
6 – Cappella San Rocco / Installazione
di Emilio Ferro
7 – Cappella San Cristoforo
8 – Cappella San Martino
9 – Cappella “Salita al Calvario”
10 – Cappella “Flagellazione di Gesù“
11 – Cappella “Agonia di Gesù“
12- Cappella “Ritrovamento di Gesù“
13 – Cappella “Annunciazione”
14 – Cappella Mater Christi

1. Torre del Belvedere
Mondovì, Piazza
In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio.
Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”.
Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte - Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe.
Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi.
Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762.
In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.

2 - Cappella Santa Maria delle Vigne
Mondovì, Carassone
La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano).
L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896.
La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili.
Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.

3 - Cappella San Giuseppe
Vicoforte
La cappella, posta al centro del rione omonimo, è stata benedetta nel 1839. La facciata appare incompleta, sobria, ornata per 2/3 con semplici lesene e motivi a nicchie.
Il portale di legno è sormontato da un motivo scenografico e da uno spazio che forse si voleva fosse dipinto con l’affresco del Santo.
Il frontone è spoglio, incompleto, con una nicchia vuota. Al fondo un campanile svetta sopra la linea delle case.
Il progetto della facciata è simile e coevo a quello della Cappella di S. Teobaldo, anche se il portale è più ornato e la trabeazione più accentuata.
Risente ancora del barocco nel movimento delle nicchie e dei riquadri, ma l’insieme si richiama al gusto neoclassico nelle lesene piatte che ne aumentano la verticalità. L’interno è ampio e spazioso, a navata unica; si ripete il motivo esterno delle finte colonne accentuato dal contrasto di colore; le lesene terminano con paraste di reminiscenza rinascimentale.
Il presbiterio, un terzo circa dell’intero edificio, è stato rinnovato recentemente.
Dietro l’altare, un piccolo coro di legno si combina benissimo con il semplice altare che ricorda quello antico, rimosso perché molto deteriorato.
Nell’ancona, che richiama nel disegno ornamentale un modello piuttosto comune alle cappelle vicesi, un dipinto a olio rappresenta la Madonna con Gesù Bambino, S. Giuseppe, S. Teobaldo e il venerabile Cesare Trombetta figlio di questa terra (o S. Luigi), con una santa non identificata.
La scena è piuttosto movimentata e completa con un andamento sinuoso e verticale che sospinge lo sguardo verso la Gloria della Madonna, dispensatrice di grazie.
Alla parete destra un quadro propone, in una Sacra Conversazione, S. Giuseppe posto ai piedi della Madonna che appare stranamente accigliato e preoccupato, quasi riscontrasse qualcosa che non condivide. Sembra, infatti, ritrarsi e fare il pugno con la mano che non stringe il bastone fiorito. S.Teobaldo e il venerabile Trombetta hanno visi molto particolari. Probabilmente si tratta di riproduzione di committenti.
A sinistra ancora una tela: la Madonna in compagnia di S. Bernardo e S. Sebastiano oranti. Forse per entrambe su tratta di ex voto.
La chiesa è officiata in estate e vi si recita il rosario nel mese di maggio.
Per la sua modernità, la cappella non ha una storia che si snodi nel tempo; è citata nella Relazione Parrocchiale di don Caramelli a inizio 1900, descritta di gusto moderno, non benedetta, molto costosa sebbene quasi in rovina, con pavimento e soffitto a volta sotto tegole, coro dietro all’altare che versa in precarie condizioni, alcune sedie. Fu lo stesso parroco che fece eseguire, in quegli anni e a sue spese, alcuni restauri interni ed esterni.

4 - Cappella “Pentecoste - Santo Spirito”
3° stazione dei Misteri della Gloria
È la cappella più antica di proprietà della parrocchia di Fiamenga; è situata all’estremità dell’ abitato, in direzione del Santuario, e fu costruita, come ricorda una lapide sulla facciata, nel 1689 su iniziativa dei coniugi Stefano Ghiliozzi e Maria Airaldi, nipote, quest’ultima, del cardinale Giovanni Bona, che fu per breve tempo abate del monastero cistercense.
È a pianta circolare e contiene un semplice altare sul quale campeggiano due immagini dello Spirito Santo, l’una affrescata sulla volta, l’altra, in metallo, fissata al centro di un arco.
La cappella ha un campanile con campana e si affaccia su di un piccolo spiazzo.

5 - Santuario di Vicoforte "Incoronazione di Maria"
Vicoforte
Il Santuario Regina Montis Regalis, dedicato alla Natività di Maria, si trova nel Comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo, a circa sei chilometri dalla città di Mondovì: è stato riconosciuto con il titolo di basilica minore e, in ragione del suo eccezionale valore artistico e architettonico, è monumento nazionale.
La sua cupola è la più grande al mondo tra quelle di forma ellittica: l’asse maggiore misura metri 37,15 e l’asse minore metri 24,80.
Il campo pittorico a tema unico si estende su una superficie di oltre 6000 metri quadrati e costituisce un altro primato mondiale: rappresenta “la storia della salvezza” contemplata attraverso Maria.
La chiesa alla sommità della lanterna misura 71 m; alla sommità della croce terminale misura 84 m. La quota all’imposta della cupola è di 32 m; la quota alla base della lanterna è di m. 52: entrambi i luoghi sono stazioni del percorso di visita “Magnificat”.

6 - San Rocco / Installazione di Emilio Ferro
Vicoforte
La Cappella di San Rocco a Vicoforte si trova sul ciglio della strada che collega Vicoforte alta al Santuario sottostante; questa posizione sta a testimoniare la sua importanza come tappa obbligatoria per i pellegrini e per gli stessi abitanti che, partendo dalla cima del colle, volessero raggiungere il Santuario stesso.
Risale al sedicesimo secolo ma nel corso del tempo e’ stata oggetto di varie trasformazioni, fino ad un recente complesso restauro che ne ha scongiurato il crollo.
Per la Cappella, Emilio Ferro ha creato una installazione artistica composta da tre elementi, realizzati attraverso l’uso di materiali naturali, metallici e luminosi.
L’artista, partendo dall’osservazione dell’opera pittorica presente all’interno della chiesa, raffigurante San Rocco e la Visitazione di Maria, si propone di dialogare con il luogo attraverso lo sviluppo del concetto di dualità degli opposti.
In particolare, l’installazione, sfiorando diverse tematiche, intende investigare il rapporto tra paesaggio naturale e antropizzato, tra luce e tenebre e tra spazio chiuso e spazio aperto.
La prima composizione artistica consiste in una struttura metallica di luce sospesa, dalla forma a punta, che attraversa lo spazio interno della cappella lanciandosi al di fuori di essa.
La seconda scultura, posta all’interno della cappella di fronte all’altare, è composta da un albero vivo, posizionato su una base quadrata di metallo, sul quale viene adagiata una barra di metallo.
Il terzo elemento scultoreo si sviluppa nello spazio esterno retrostante alla cappella, un grande albero secco sorregge una lunga linea metallica di luce.
Arricchisce l’esperienza immersiva dell’installazione una colonna sonora creata appositamente dall’artista, frutto della registrazione e successiva rielaborazione dei suoni presenti nel paesaggio circostante alla chiesa.
L’installazione non va ad intaccare la struttura della chiesa e tutti gli elementi sono facilmente rimovibili. In particolare, la scultura posta al centro della cappella può essere velocemente spostata per consentire il normale svolgimento delle funzionalità religiose, quando necessario.
L’intervento dell’artista agisce sulla sacralità del luogo in modo deciso ma delicato al tempo stesso, ampliandone il significato e arricchendo la mente del visitatore di un punto di vista inedito.
La Cappella di San Rocco si trasforma in un luogo in cui riflettere e fare esperienza della complementarità delle forze opposte che svaniscono nell’armonia e nell’unità che tutto comprende.

7 - Cappella San Cristoforo
Vicoforte
Si presenta in buone condizioni e con un interno interessante.
La facciata è piuttosto lineare, con un andamento verticale i due lesene di gusto neoclassico che ne accentuano lo slancio. Una trabeazione di tipo rinascimentale orna il frontone triangolare. La struttura ricalca lo stile di altre cappelle vicesi erette quasi nello stesso momento; non ha altri ornamenti se non una porta qui si accede con due gradini, affiancata da due finestrini a lato e uno in alto. Alla sinistra un campanile con una campana. Sulla facciata, in alto a sinistra, una lapide in pietra di Vico ricorda che il 16 agosto del 1809 passò Papa Pio VII, prigioniero di Napoleone. Sul lato sinistro si trova un piccolo spazio con un lavatoio; qui, fino alla metà del Novecento, si recavano le donne del rione a lavare. Al fondo del presbiterio c’è un altare sormontato da un grande pala dove, fino a poco tempo fa, troneggiava un dipinto a olio su tela con la Madonna, S. Cristoforo, S. Magno.
A seguito di un intervento conservativo, la tela è stata rimossa e spostata sulla parete di sinistra; nell’ancona di marmo verzino è comparso un affresco in ottime condizioni, più antico ma molto simile nel contenuto al precedente, con S. Magno sostituito da un probabile S. Teobaldo (ha in mano le insegne del pellegrino).
Curioso lo sfondo rappresentato non da un corso d’acqua, come racconta la leggenda di San Cristoforo, ma da una marina con alcune barche: forse la reminiscenza personale di un autore ligure.
Il complesso marmoreo del presbiterio ricorda, nello stile, altre inquadrature architettoniche di altari che si riscontrano piuttosto di frequente nelle chiese del Monregalese del XVIII secolo. La riquadratura rettangolare, finemente lavorata, è arricchita da vari elementi decorativi: inserti e bordature in marmi policromi ed eleganti fregi sia alla base sia nella parte superiore. Il bel disegno architettonico e la qualità dei materiali danno all’insieme una certa importanza, consueta in una piccola semplice cappella come questa. In scala ovviamente molto ridotta ricorda l’ancona monumentale della Cappella di San Rocco nell’abside del Santuario, dove sono presenti gli stessi marmi; simile anche l’andamento barocco delle linee del coronamento superiore. Tutto questo fa pensare a un collegamento non solo temporale con i lavori di decorazione interna del Santuario.
La cappella, chiamata San Cristoforo su Scarrone, presumibilmente fu eretta fra la fine del 1500 la prima parte del 1600.

7 - Cappella San Martino
Vicoforte, Borgata Martini
La piccola cappella racchiude una pala d’altare del ‘500 raffigurante, per l’appunto, San Martino.

9 - Cappella “Salita al Calvario” Ferro
4° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella si trova in località Pasquero ed è di proprietà della parrocchia di Fiamenga.
I muri perimetrali vennero iniziati nel 1888 su disegno di don Unia, arciprete di Garessio, cooperarono il capomastro Luca Veglia e il geometra Vincenzo Madon. La cupola (1894) è dovuta all’intervento dello Schellino.
La copertura in rame è di Matteo Forzano, mentre la gradinata fu costruita dal signor Francesco Rossini. La cappella fu voluta dal parroco di Fiamenga, don Francesco Chionetti e dalla comunità locale; essa ingloba al suo interno un pilone risalente al 1750 circa, che presenta un affresco con Gesù che porta la croce, un momento della Passione verso il quale la popolazione di Fiamenga aveva particolare devozione.
L’opera è stata ridipinta da Francesco Toscano.

10 - Cappella “Flagellazione di Gesù“
2° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella è di proprietà del Santuario, e la sua costruzione risale al 1877 ad opera dell’ingegner Vajra; la struttura è a pianta circolare con capolino e pronao; la copertura è in lastre di zinco.
Gli affreschi sono opera di Luigi Morgari (1979)

11 - Cappella “Agonia di Gesù”
1° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella di proprietà del Santuario fu costruita nel 1875 su progetto Vaja-Schellino, sotto la direzione di Don Luigi Scotti. Gli affreschi sono di Andrea Vinai, sulla volta gli angeli portano i simboli della Passione. La copertura è in lastre di zinco e il parafulmine fu installato grazie all’interessamento di don Carlo Bruno.

12 - Cappella “Ritrovamento di Gesù”
5° stazione dei Misteri della Gloria
La cappella, edificata a foggia di tempietto con scalinata, per ricordare, anche nella struttura, il mistero che vi è raffigurato, è di proprietà del Santuario e fu costruita nel 1875 su progetto Vajra-Schellino. La posa della prima pietra avvenne il 15 agosto di quell’anno, nel corso di una solenne cerimonia con processione dalla Cattedrale al Santuario, presenti il vescovo Placido Pozzi, il Capitolo, tutto il Clero e moltissimi fedeli.
Gli affreschi risalgono al 1877 e sono di Giuseppe Ingegnatti; la direzione dei lavori fu affidata a Luigi Scotti, sacerdote della Missione, e all’impresario Luca Veglia.
La copertura è in zinco.
L’interno raffigura Gesù che discute con i dottori, sulla voltadegli angeli reggono la croce.

13 - Cappella “Annunciazione”
1° stazione dei Misteri della Gloria
Appartiene alla Parrocchia della Cattedrale San Donato di Mondovì’; fu costruita nel 1885 su progetto dell’ingegner Vajra e del geometra Schellino, i capitelli sono opera del cementista Luigi Mechilla e lo stuccatore fu Daniele Gozzi. La cupola fu ricoperta di rame, su consiglio del conte di San Quintino, ad opera del lattoniere Lorenzo Spadone.
Gli affreschi sono opera di Andrea Viani e risalgono al 1886. L’icona principale raffigura l’Annunciazione; sul lato sinistro vi è la presentazione di Maria al Tempio, su quello destro lo Sposalizio della Vergine. Nei pinnacoli sono raffigurati quattro profeti: Isaia, Mosè, Davide, e uno di difficile identificazione. La cupola presenta angeli, con invocazioni tratte dalle litanie lauretane; sul lato nord della Cappella, nel 1991 è stata posta una lapide che ricorda la battaglia del Brichetto, combattuta nei pressi tra i Piemontesi e i Francesi guidati da Napoleone il 21 aprile 1796.

14. Cappella Mater Christi
Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento


1. Torre del Belvedere
Mondovì, Piazza
In cima al Monte Regale svetta la Torre del Belvedere, simbolo cittadino e punto di osservazione privilegiato sul vasto panorama circostante. Il Parco del Tempo, allestito nel giardino su cui sorge la Torre, è un luogo disseminato di curiose meridiane, ideale come punto di partenza e arrivo del nostro percorso anche perché servito da un vicino parcheggio. Napoleone, incantato dal panorama, definì Mondovì “il paese più bello del mondo”. Al termine di una salita che si fa a piedi e consente di ammirare il Duomo e il Palazzo del Vescovado, si arriva appunto a questi giardini del Belvedere con il Parco del Tempo. Questo gradevole e verde sito consente di ammirare un panorama ampissimo che spazia a 360 gradi, dalla pianura alle vette alpine più alte – Bianco, Rosa, Cervino -, fino alle morbide colline delle Langhe. Il parco tematico illustra antichi sistemi per la misurazione del tempo e vi si possono osservare, in particolare, una meridiana anallematica, un orologio orizzontale a tempo vero locale combinato con un equatoriale e un orologio per le ore italiche e babilonesi. Al centro del parco svetta il simbolo della città, la Torre civica del Belvedere, o dei Bressani, dal nome della famiglia che ne fece il simbolo del proprio prestigio. Costruita nel XIV secolo e coronata dai caratteristici “merli”, in origine fu utilizzata come campanile dell’adiacente chiesa di Sant’Andrea, poi abbattuta. Con i suoi 30 metri di altezza consente una visuale ancora più suggestiva, sovrastando i rossi tetti delle case del borgo. Proprio questo luogo fu utilizzato dallo scienziato Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione dell’arco meridiano piemontese, nel 1762. In cima alla torre troviamo le campane e i caratteristici orologi a lancetta singola, visibili da grande distanza. Ad accompagnare la salita, c’è l’installazione di Liliana Moro, nota artista contemporanea, dal titolo “Cosa ascolto quando ascolto lo scorrere del tempo?”. L’opera di sound art è stata concepita appositamente per la torre, scandendo i passi che portano fino alla sommità.


2 – Cappella Santa Maria delle Vigne
Mondovì, Carassone
La Cappella, il cui corpo centrale e l’abside risalgono al X secolo, fu ampliata nel XIV secolo. Sorgeva vicino all’antico borgo e al castello di Lupazzanio (o Lupazzano). L’edifico originario aveva una navata con due campate a vela rettangolare separate da un arcone e l’abside cilindrica. Successivamente vennero aggiunte la sacrestia sulla destra dell’abside, il campanile ed un atrio a due piani (con l’ingresso e al piano superiore l’alloggio per il cappellano). La facciata a capanna che chiude l’avancorpo risale al 1900, in stile neogotico con mattoni ed elementi decorativi prefabbricati in cemento. La cappella conserva nell’abside un ciclo di affreschi trecenteschi che sono stati accuratamente restaurati nel 1990-94 rimediando ai danni delle ridipinture, anche arbitrarie, come quelle del 1896. La parte più interessante è il nucleo più antico (abside e ultime due campate di navata) costruito in arenaria delle Langhe. L’esterno dell’abside presenta i caratteristici archetti e lesene che, nei fianchi, sono stati alterati dalla costruzione di contrafforti a seguito del terremoto del 1896. Alcune feritoie tamponate sono ancora visibili. Gli affreschi absidali risalgono alla prima metà del XIV secolo. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti su uno sfondo blu stellato. Nel cilindro absidale, con sfondo un continuo drappeggio, sono dipinte le figure degli Apostoli disposti in tre gruppi; a destra sopra la porta della sacrestia, una Madonna col Bambino seduto sulle ginocchia. Le figure, ieratiche e grandi, realizzate con cura e raffinatezza, presentano ancora un’impronta bizantineggiante, con lo sguardo sgranato e fisso e i volti luminosi, con aureole decorate e drappi ricchi e morbidi. Sulla parete laterale destra una Natività, opera più tarda forse del XVI secolo. Dopo i recenti restauri, appare molto arbitraria l’attribuzione degli affreschi a Giovanni Mazzucco (XV secolo), dovuta al Nallino (1788) che sostenne che il suo nome fosse scritto sotto l’affresco.

3 – Cappella San Giuseppe
Vicoforte
La cappella, posta al centro del rione omonimo, è stata benedetta nel 1839. La facciata appare incompleta, sobria, ornata per 2/3 con semplici lesene e motivi a nicchie.
Il portale di legno è sormontato da un motivo scenografico e da uno spazio che forse si voleva fosse dipinto con l’affresco del Santo.
Il frontone è spoglio, incompleto, con una nicchia vuota. Al fondo un campanile svetta sopra la linea delle case.
Il progetto della facciata è simile e coevo a quello della Cappella di S. Teobaldo, anche se il portale è più ornato e la trabeazione più accentuata.
Risente ancora del barocco nel movimento delle nicchie e dei riquadri, ma l’insieme si richiama al gusto neoclassico nelle lesene piatte che ne aumentano la verticalità.
L’interno è ampio e spazioso, a navata unica; si ripete il motivo esterno delle finte colonne accentuato dal contrasto di colore; le lesene terminano con paraste di reminiscenza rinascimentale.
Il presbiterio, un terzo circa dell’intero edificio, è stato rinnovato recentemente.
Dietro l’altare, un piccolo coro di legno si combina benissimo con il semplice altare che ricorda quello antico, rimosso perché molto deteriorato.
Nell’ancona, che richiama nel disegno ornamentale un modello piuttosto comune alle cappelle vicesi, un dipinto a olio rappresenta la Madonna con Gesù Bambino, S. Giuseppe, S. Teobaldo e il venerabile Cesare Trombetta figlio di questa terra (o S. Luigi), con una santa non identificata.
La scena è piuttosto movimentata e completa con un andamento sinuoso e verticale che sospinge lo sguardo verso la Gloria della Madonna, dispensatrice di grazie.
Alla parete destra un quadro propone, in una Sacra Conversazione, S. Giuseppe posto ai piedi della Madonna che appare stranamente accigliato e preoccupato, quasi riscontrasse qualcosa che non condivide. Sembra, infatti, ritrarsi e fare il pugno con la mano che non stringe il bastone fiorito. S.Teobaldo e il venerabile Trombetta hanno visi molto particolari. Probabilmente si tratta di riproduzione di committenti.
A sinistra ancora una tela: la Madonna in compagnia di S. Bernardo e S. Sebastiano oranti. Forse per entrambe su tratta di ex voto.
La chiesa è officiata in estate e vi si recita il rosario nel mese di maggio.
Per la sua modernità, la cappella non ha una storia che si snodi nel tempo; è citata nella Relazione Parrocchiale di don Caramelli a inizio 1900, descritta di gusto moderno, non benedetta, molto costosa sebbene quasi in rovina, con pavimento e soffitto a volta sotto tegole, coro dietro all’altare che versa in precarie condizioni, alcune sedie. Fu lo stesso parroco che fece eseguire, in quegli anni e a sue spese, alcuni restauri interni ed esterni.

4 – Cappella “Pentecoste – Santo Spirito”
3° stazione dei Misteri della Gloria
È la cappella più antica di proprietà della parrocchia di Fiamenga; è situata all’estremità dell’ abitato, in direzione del Santuario, e fu costruita, come ricorda una lapide sulla facciata, nel 1689 su iniziativa dei coniugi Stefano Ghiliozzi e Maria Airaldi, nipote, quest’ultima, del cardinale Giovanni Bona, che fu per breve tempo abate del monastero cistercense.
È a pianta circolare e contiene un semplice altare sul quale campeggiano due immagini dello Spirito Santo, l’una affrescata sulla volta, l’altra, in metallo, fissata al centro di un arco.
La cappella ha un campanile con campana e si affaccia su di un piccolo spiazzo.

5 – Santuario di Vicoforte “Incoronazione di Maria”
Vicoforte
Il Santuario Regina Montis Regalis, dedicato alla Natività di Maria, si trova nel Comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo, a circa sei chilometri dalla città di Mondovì: è stato riconosciuto con il titolo di basilica minore e, in ragione del suo eccezionale valore artistico e architettonico, è monumento nazionale.
La sua cupola è la più grande al mondo tra quelle di forma ellittica: l’asse maggiore misura metri 37,15 e l’asse minore metri 24,80.
Il campo pittorico a tema unico si estende su una superficie di oltre 6000 metri quadrati e costituisce un altro primato mondiale: rappresenta “la storia della salvezza” contemplata attraverso Maria.
La chiesa alla sommità della lanterna misura 71 m; alla sommità della croce terminale misura 84 m. La quota all’imposta della cupola è di 32 m; la quota alla base della lanterna è di m. 52: entrambi i luoghi sono stazioni del percorso di visita “Magnificat”.

6 – San Rocco / Installazione di Emilio Ferro
Vicoforte
La Cappella di San Rocco a Vicoforte si trova sul ciglio della strada che collega Vicoforte alta al Santuario sottostante; questa posizione sta a testimoniare la sua importanza come tappa obbligatoria per i pellegrini e per gli stessi abitanti che, partendo dalla cima del colle, volessero raggiungere il Santuario stesso.
Risale al sedicesimo secolo ma nel corso del tempo e’ stata oggetto di varie trasformazioni, fino ad un recente complesso restauro che ne ha scongiurato il crollo.
Per la Cappella, Emilio Ferro ha creato una installazione artistica composta da tre elementi, realizzati attraverso l’uso di materiali naturali, metallici e luminosi.
L’artista, partendo dall’osservazione dell’opera pittorica presente all’interno della chiesa, raffigurante San Rocco e la Visitazione di Maria, si propone di dialogare con il luogo attraverso lo sviluppo del concetto di dualità degli opposti.
In particolare, l’installazione, sfiorando diverse tematiche, intende investigare il rapporto tra paesaggio naturale e antropizzato, tra luce e tenebre e tra spazio chiuso e spazio aperto.
La prima composizione artistica consiste in una struttura metallica di luce sospesa, dalla forma a punta, che attraversa lo spazio interno della cappella lanciandosi al di fuori di essa.
La seconda scultura, posta all’interno della cappella di fronte all’altare, è composta da un albero vivo, posizionato su una base quadrata di metallo, sul quale viene adagiata una barra di metallo.
Il terzo elemento scultoreo si sviluppa nello spazio esterno retrostante alla cappella, un grande albero secco sorregge una lunga linea metallica di luce.
Arricchisce l’esperienza immersiva dell’installazione una colonna sonora creata appositamente dall’artista, frutto della registrazione e successiva rielaborazione dei suoni presenti nel paesaggio circostante alla chiesa.
L’installazione non va ad intaccare la struttura della chiesa e tutti gli elementi sono facilmente rimovibili. In particolare, la scultura posta al centro della cappella può essere velocemente spostata per consentire il normale svolgimento delle funzionalità religiose, quando necessario.
L’intervento dell’artista agisce sulla sacralità del luogo in modo deciso ma delicato al tempo stesso, ampliandone il significato e arricchendo la mente del visitatore di un punto di vista inedito.
La Cappella di San Rocco si trasforma in un luogo in cui riflettere e fare esperienza della complementarità delle forze opposte che svaniscono nell’armonia e nell’unità che tutto comprende.

7 – Cappella San Cristoforo Vicoforte Si presenta in buone condizioni e con un interno interessante.
La facciata è piuttosto lineare, con un andamento verticale i due lesene di gusto neoclassico che ne accentuano lo slancio. Una trabeazione di tipo rinascimentale orna il frontone triangolare. La struttura ricalca lo stile di altre cappelle vicesi erette quasi nello stesso momento; non ha altri ornamenti se non una porta qui si accede con due gradini, affiancata da due finestrini a lato e uno in alto. Alla sinistra un campanile con una campana. Sulla facciata, in alto a sinistra, una lapide in pietra di Vico ricorda che il 16 agosto del 1809 passò Papa Pio VII, prigioniero di Napoleone. Sul lato sinistro si trova un piccolo spazio con un lavatoio; qui, fino alla metà del Novecento, si recavano le donne del rione a lavare. Al fondo del presbiterio c’è un altare sormontato da un grande pala dove, fino a poco tempo fa, troneggiava un dipinto a olio su tela con la Madonna, S. Cristoforo, S. Magno.
A seguito di un intervento conservativo, la tela è stata rimossa e spostata sulla parete di sinistra; nell’ancona di marmo verzino è comparso un affresco in ottime condizioni, più antico ma molto simile nel contenuto al precedente, con S. Magno sostituito da un probabile S. Teobaldo (ha in mano le insegne del pellegrino).
Curioso lo sfondo rappresentato non da un corso d’acqua, come racconta la leggenda di San Cristoforo, ma da una marina con alcune barche: forse la reminiscenza personale di un autore ligure.
Il complesso marmoreo del presbiterio ricorda, nello stile, altre inquadrature architettoniche di altari che si riscontrano piuttosto di frequente nelle chiese del Monregalese del XVIII secolo. La riquadratura rettangolare, finemente lavorata, è arricchita da vari elementi decorativi: inserti e bordature in marmi policromi ed eleganti fregi sia alla base sia nella parte superiore. Il bel disegno architettonico e la qualità dei materiali danno all’insieme una certa importanza, consueta in una piccola semplice cappella come questa. In scala ovviamente molto ridotta ricorda l’ancona monumentale della Cappella di San Rocco nell’abside del Santuario, dove sono presenti gli stessi marmi; simile anche l’andamento barocco delle linee del coronamento superiore. Tutto questo fa pensare a un collegamento non solo temporale con i lavori di decorazione interna del Santuario.
La cappella, chiamata San Cristoforo su Scarrone, presumibilmente fu eretta fra la fine del 1500 la prima parte del 1600.


7 – Cappella San Martino
Vicoforte, Borgata Martini
La piccola cappella racchiude una pala d’altare del ‘500 raffigurante, per l’appunto, San Martino.

9 – Cappella “Salita al Calvario”
4° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella si trova in località Pasquero ed è di proprietà della parrocchia di Fiamenga.
I muri perimetrali vennero iniziati nel 1888 su disegno di don Unia, arciprete di Garessio, cooperarono il capomastro Luca Veglia e il geometra Vincenzo Madon. La cupola (1894) è dovuta all’intervento dello Schellino.
La copertura in rame è di Matteo Forzano, mentre la gradinata fu costruita dal signor Francesco Rossini. La cappella fu voluta dal parroco di Fiamenga, don Francesco Chionetti e dalla comunità locale; essa ingloba al suo interno un pilone risalente al 1750 circa, che presenta un affresco con Gesù che porta la croce, un momento della Passione verso il quale la popolazione di Fiamenga aveva particolare devozione.
L’opera è stata ridipinta da Francesco Toscano.

10 – Cappella “Flagellazione di Gesù“
2° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella è di proprietà del Santuario, e la sua costruzione risale al 1877 ad opera dell’ingegner Vajra; la struttura è a pianta circolare con capolino e pronao; la copertura è in lastre di zinco.
Gli affreschi sono opera di Luigi Morgari (1979).

11 – Cappella “Agonia di Gesù”
1° stazione dei Misteri del Dolore
La cappella di proprietà del Santuario fu costruita nel 1875 su progetto Vaja-Schellino, sotto la direzione di Don Luigi Scotti. Gli affreschi sono di Andrea Vinai, sulla volta gli angeli portano i simboli della Passione. La copertura è in lastre di zinco e il parafulmine fu installato grazie all’interessamento di don Carlo Bruno.

12 – Cappella “Ritrovamento di Gesù”
5° stazione dei Misteri della Gloria
La cappella, edificata a foggia di tempietto con scalinata, per ricordare, anche nella struttura, il mistero che vi è raffigurato, è di proprietà del Santuario e fu costruita nel 1875 su progetto Vajra-Schellino. La posa della prima pietra avvenne il 15 agosto di quell’anno, nel corso di una solenne cerimonia con processione dalla Cattedrale al Santuario, presenti il vescovo Placido Pozzi, il Capitolo, tutto il Clero e moltissimi fedeli.
Gli affreschi risalgono al 1877 e sono di Giuseppe Ingegnatti; la direzione dei lavori fu affidata a Luigi Scotti, sacerdote della Missione, e all’impresario Luca Veglia.
La copertura è in zinco.
L’interno raffigura Gesù che discute con i dottori, sulla voltadegli angeli reggono la croce.

13 – Cappella “Annunciazione”
1° stazione dei Misteri della Gloria
Appartiene alla Parrocchia della Cattedrale San Donato di Mondovì’; fu costruita nel 1885 su progetto dell’ingegner Vajra e del geometra Schellino, i capitelli sono opera del cementista Luigi Mechilla e lo stuccatore fu Daniele Gozzi. La cupola fu ricoperta di rame, su consiglio del conte di San Quintino, ad opera del lattoniere Lorenzo Spadone.
Gli affreschi sono opera di Andrea Viani e risalgono al 1886. L’icona principale raffigura l’Annunciazione; sul lato sinistro vi è la presentazione di Maria al Tempio, su quello destro lo Sposalizio della Vergine. Nei pinnacoli sono raffigurati quattro profeti: Isaia, Mosè, Davide, e uno di difficile identificazione. La cupola presenta angeli, con invocazioni tratte dalle litanie lauretane; sul lato nord della Cappella, nel 1991 è stata posta una lapide che ricorda la battaglia del Brichetto, combattuta nei pressi tra i Piemontesi e i Francesi guidati da Napoleone il 21 aprile 1796.

14. Cappella Mater Christi
Mondovì, San Donato
Sita nel territorio della parrocchia della Cattedrale di S.Donato, al fondo della strada del Gius, venne eretta nella seconda metà dell’ottocento dalla famiglia del canonico Giorgio Bruno (1818-1899) di Mondovì Piazza, famiglia storica per personalità ecclesiastiche e borghesi, che possedeva nel sito un cascinale. Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento Abbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamentoAbbandonata agli inizi degli anni ‘60 la cappella fu oggetto nel 2016 di rifacimento del tetto ed opere di consolidamento